Nel novembre del 1961 Vasilij Grossman si recò in Armenia per curare la traduzione del romanzo di uno scrittore locale. Non era stato un anno facile per l’autore russo. Vita e destino, considerato all’unanimità il suo capolavoro, stava incontrando serie difficoltà con la censura ed era stato addirittura giudicato inadatto alla stampa poiché metteva in luce tutte le contraddizioni della Russia staliniana, specialmente nel corso della battaglia di Stalingrado durante la Seconda Guerra mondiale, cioè il periodo affrontato nell’opera. Il 14 febbraio dello stesso anno il KGB entrò di forza nell’appartamento di Grossman e requisì tutto ciò che riguardava il manoscritto che, per fortuna nostra ma non sua, vedrà poi la luce postumo nel 1980

Il soggiorno di Grossman in Armenia durò due mesi, durante i quali egli scrisse degli appunti che in seguito confluirono nel racconto lungo Il bene sia con voi!, pubblicato un anno dopo la morte dello scrittore, avvenuta nel 1964. «Prime impressioni dell’Armenia – la mattina, in treno. Pietra grigioverdastra che non svetta verso l’alto – rupe o montagna –, ma si estende in larghezza, terreno piatto, campo di pietre; la montagna è morta, il suo scheletro si è sfasciato sul terreno. Il tempo ha invecchiato la montagna fino a ucciderla, e quelle sono le sue ossa». 

E ancora: «Villaggi armeni: case con il tetto piatto, blocchi bassi di pietra grigia; […] Case che non paiono erette da mani umane. Ogni tanto il grigio della pietra prende vita, si muove. Sono le pecore. Generate dalla pietra anch’esse, di pietra probabilmente si nutrono – i sassi –, e di pietra si abbeverano – la polvere; l’erba non c’è e neppure l’acqua, attorno soltanto una distesa piatta, una steppa di pietre – grandi, aguzze, grigie, verdastre, nere». Insomma, l’impatto di Grossman con il Paese non è propriamente idilliaco, con ogni probabilità influenzato dalla batosta ricevuta qualche mese dal suo Vita e destino

Vasilij Grossman visitò l’Armenia negli ultimi mesi del 1961

Chi ha letto Grossman sa che a lui non interessa il paesaggio, ma l’uomo. Infatti non appena parla con le persone che abitano quel luogo le sue impressioni mutano radicalmente, a partire dal fatto che non si aspettava armeni biondi con gli occhi azzurri. Così egli inizia una lunga e profonda riflessione sul carattere nazionale che presto diventa un poema dell’anima russa più genuina, capace di resistere alle più brucianti corrosioni della Storia. Grossman si ferma soprattutto nella capitale Erevan, «città unica e irripetibile», ma viaggia e viaggiando capisce che il bene e il male esistono dappertutto, in Armenia come nel resto del mondo e che sarebbe miope ragionare per stereotipi.

Nello specifico, lo stereotipo russo vuole l’armeno ottuso, tirchio e provinciale, ma nulla è più distante dalla realtà. Oggi l’Armenia è uno degli Stati più all’avanguardia e già lo stava diventando all’epoca della visita di Grossman, che difatti non tardò a notarlo. «Vedo la Erevan di oggigiorno con le sue fabbriche, i suoi grandi quartieri di nuovi condomini per gli operai, lo sfarzoso Teatro dell’Opera, il prezioso sacrario dei libri, le sue splendide scuole rosa, gli istituti scientifici, l’edificio armonioso, aggraziato, dell’Accademia delle Scienze». Ora, se di Grossman abbiamo detto (forse fin troppo, sebbene a mio avviso sempre troppo poco, ma ci perdonerà il lettore per questo excursus generato da un amore incondizionato per lo scrittore russo), ora è tempo di parlare velocemente dell’Armenia, prima di arrivare a toccare l’argomento ciclismo.

L’Armenia è uno Stato caucasico dell’Asia occidentale che confina a nord con la Georgia, a est con l’Azerbaigian, a sud con l’Iran e a ovest con la Turchia. Il suo nome nella lingua locale è Hayastan, la terra di Haik, il leggendario eroe patriarca dal quale discendono tutti gli armeni. L’Armenia conta circa tre milioni di abitanti, un terzo dei quali stanziati a Erevan. Il suo territorio è prevalentemente montuoso e non ha sbocchi sul mare. A dominarlo l’Ararat a cui «guardò chi scrisse la Bibbia». L’economia si è sempre basata sull’agricoltura e sulla pastorizia, tuttavia negli ultimi anni l’Armenia è stata protagonista di un autentico boom legato all’industria e in tempi recenti anche il turismo sta prendendo piede. 

La capitale Erevan dominata dal monte Ararat (credits Serouj Ourishian)

Cresce l’Armenia e cresce di pari passo la sua volontà di aprirsi al mondo. Il modo migliore per farlo è attraverso lo sport, fenomeno capace di legare uomini lontanissimi tra loro. Tra i più praticati ci sono la lotta greco-romana, che ad Atlanta 1996 consegnò la prima medaglia olimpica (d’oro per giunta) grazie ad Armen Nazarjan, e gli scacchi che in Armenia vengono insegnati come materia obbligatoria fin dalle scuole elementari. Il calcio è seguito, ma ha una storia recente poiché prima dell’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991 non esisteva neppure una rappresentativa nazionale.

Ora tocca al ciclismo. Si correrà dal 10 al 13 settembre il primo Tour of Armenia, competizione inserita nel calendario UCI Europe Tour, organizzato dal Governo dell’Armenia, da Sports Management Center e dalla Federazione Ciclistica Armena, con la consulenza tecnica di Rcs Sports and Events DMCC. Le tappe saranno quattro, partenza da Gavar e arrivo a Erevan, per un totale 568 km e più di 5.000 metri di dislivello. Tra le squadre partecipanti spiccano le due italiane Pro Tour Bardiani CSF 7 Saber e Solution Tech Nippo Rali. Saranno presenti anche le due formazioni devo (in pratica le giovanili dei professionisti) della britannica Netcompany Ineos Racing Academy e della tedesca Lidl Trek Future Racing, oltre a tante altre squadre Continental tra cui la locale Arm Cycling Club desiderosa di mettere in mostra i suoi talenti. Per tutti è un’occasione irripetibile per mettersi in mostra e ottenere degli ottimi risultati. C’è da scommettere che alcuni giovani, oggi sconosciuti, tra qualche anno pedaleranno sulle strade di corse importanti come il Tour de France

Corridori costeggiano il lago Sevan

Vediamo nel dettaglio il percorso che svelerà le bellezze paesaggistiche dell’Armenia. La prima frazione porta da Gavar a Mets Masrik, 135 km praticamente piatti tolto un innocuo strappo nel finale che non spaventerà certo i velocisti, pronti a giocarsi la volata. Si costeggerà il lago Sevan, le cui gustose trote sono descritte con dovizia di particolari da Grossmannel suo racconto. La seconda tappa è più movimentata: da Kirants a Stepanavan ci sono 177 km e 2.400 metri di dislivello con le ascese del monte Lermontov, così chiamato in onore del celebre poeta del Caucaso, e dell’Odzun. I pronostici dicono probabile un’azione degli attaccanti. La terza è la Martuni-Lago Praz di 162 km con il traguardo posto al termine di una salita breve ma difficile da interpretare che potrebbe sparigliare le sorti della gara. Gran finale domenica 13 con il circuito cittadino di Erevan, 94 km senza difficoltà altimetriche di rilievo: un arrivo che solletica gli sprinter di razza. 

Ad assistere alle ultime due tappe e a congratularsi con i vincitori è stato chiamato Samuel Sanchez, oro olimpico a Pechino 2008, testimonial d’eccezione di una gara che, seppure al debutto assoluto, promette spettacolo e scintille. Il Tour of Armenia inoltre vuole diffondere la passione per il ciclismo in una popolazione che negli ultimi anni sta vivendo la bicicletta come mezzo di trasporto privilegiato per scoprire le bellezze della sua terra. Allora, per dirla come Grossman, barev dzes, il bene sia con voi, ciclisti armeni e non armeni!

Il percorso del Tour of Armenia 2026 (credits Rcs)
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