Sono ormai dieci anni che ho la fortuna di passare la settimana delle mie vacanze estive a Ortisei, piccolo comune della Val Gardena posto a 1.230 metri di altitudine sul livello del mare. Urtijëi in lingua ladina, che da quelle parti viene insegnata fin dalle scuole elementari, a testimonianza del forte sentimento di appartenenza della popolazione, St. Ulrichin tedesco (non dimentichiamoci che siamo in Alto Adige) odora di legno, di cirmolo, di resina dei pini e degli abeti che la circondano, di trucioli che ricoprono i pavimenti delle botteghe di scultura, di fieno sfalciato di fresco. Soprattutto Ortisei porta con sé l’inebriante profumo della dolomia, la roccia sedimentaria carbonatica che veste le sue montagne, colorandole all’alba e al tramonto di tonalità che sfumano dal rosa, al rossastro fino al viola: enrosadira viene chiamata da queste parti.
Per chi ama la bicicletta, sia essa da corsa, mountain bike e gravel, le Dolomiti sono il paradiso (ammesso che esista io me lo immagino esattamente così). Ogni anno ne approfitto e ne faccio indigestione, perché come ha detto qualcuno: «l’uomo del bello non è mai sazio». Vero è che i percorsi sono sempre gli stessi, però tutte le volte mi stupisco scoprendo un nuovo scorcio o una vetta che prima non avevo mai notato. Pochi giorni fa ad esempio scendendo dal Valparola (In tra i Sass) verso La Villa sono rimasto letteralmente impietrito dinanzi all’imponente muraglia del Conturines e del Piz Lavarella, tanto da ringraziare a voce alta non so nemmeno io chi per avermi donato il privilegio di nutrirmi con cotanta bellezza.

Pedalare sulle Dolomiti partendo da Ortisei permette diverse opzioni a seconda del tempo che si ha a disposizione e della preparazione fisica di ciascuno. Bisogna subito dire che se la meta è il Sellaronda et similia si allunga di una decina di km perché è necessario passare da Santa Cristina e da Selva di Val Gardena. Poi, arrivati a Plan de Gralba è possibile affrontare il giro in senso orario o antiorario. Nel primo caso la sequenza è Gardena (2.121 s.l.m.), Campolongo (1.875), Pordoi (2.239) e Sella (2.244); nel secondo Sella, Pordoi, Campolongo e Gardena, cioè il contrario. In totale da Ortisei sono 78 km per 2.300 metri di dislivello.
Il Sellaronda è senz’altro una tappa obbligata poiché permette di spaziare sulle quattro spettacolari valli che si snodano tra il Trentino Alto Adige e il Veneto: Gardena, Fassa, Badia e Livinallongo del Col di Lana. Oltre a essere l’anello basilare della Maratona dles Dolomites, per due giorni all’anno (a giugno e a settembre) le sue strade sono a uso e consumo delle sole biciclette. È il Sellaronda Bike Day, al quale negli ultimi anni è stato affiancato il Dolomites Bike Day che vira verso Falzarego e Valparola. I ciclisti che vi partecipano sono decine di migliaia.

I paesaggi che questi posti disegnano sono rigeneranti per gli occhi e per il cuore. Mi piacerebbe dire anche per i polmoni, tuttavia in questi ultimi anni, specie a luglio e ad agosto, quelle strade sono prese d’assalto da automobili e motociclette che congestionano il traffico e, di rimando, contaminano la purezza dell’aria. Un giorno, fermo al semaforo della salita che porta al Passo Gardena un camion davanti a me ha sollevato un nuvolone di polvere e di gas di scarico. Un signore toscano, ciclista pure lui, mi ha guardato e mi ha detto sarcasticamente: «per fortuna mi hanno detto di venire in montagna perché c’è poco inquinamento…». In effetti pare strano che a 2.000 metri di altitudine sembri di stare nelle strade padane, tanto è concentrata la puzza dello smog.
È una delle drammatiche conseguenze generate dall’overtourism, il sovraffollamento turistico che, non essendo per nulla sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico, rischia di divorare tanti bei luoghi, come le Dolomitiappunto. Molti ricorderanno quando nel 2025 sul Seceda, il monte che sovrasta Ortisei, si era creata una coda interminabile di persone che voleva a tutti i costi andare a fotografare un panorama scelto da una nota marca come salvaschermo del proprio smartphone di punta. Ebbene, senza un freno (posto in quel caso aumentando i prezzi degli impianti di risalita) il fenomeno dell’overtourism è destinato a moltiplicarsi con il risultato che quando avrà la sua inevitabile fine, cioè quando il turista/consumatore si sarà stancato di quei luoghi perché colto dalla incosciente bulimia di colonizzarne altri, l’unica ad averci rimesso sarà stata la montagna. Per provare a limitare il turismo usa e getta mi è stato detto che da settembre 2026 verrà fatto un test con la chiusura di Passo Gardena ai mezzi motorizzati, fatta eccezione per i residenti e per chi si sposta per motivi di lavoro. Per godersi i passi i turisti potranno prendere delle navette messe a disposizione dalle amministrazioni. Un po’ come succede nei grandi parchi americani che hanno preso questa via da alcuni anni.

Chi vuole allungare il Sellaronda ha diverse opzioni. Ad Arabba invece di prendere per il Pordoi può dirigersi verso Livinallongo del Col di Lana. Al primo bivio svoltare a sinistra per Caprile e da lì scalare il Fedaia (2.057) dal versante della famigerata Malga Ciapela, un drittone di oltre 3 km che non va mai sotto la doppia cifra, fa riprendere fiato nei pressi di Capanna Bill e poi impenna nuovamente con punte al 18%. Il gioco vale la candela perché in cima ad attenerci sulla sinistra si eleva la Marmolada, l’imponente ghiacciaio che in verità di ghiaccio ne ha sempre meno ogni anno che passa. Per finire picchiata su Canazei da dove si riprende il Sella e poi tutta discesa fino a Ortisei. Sono 112 km per 3.300 metri dislivello.
Se si vuole evitare il Fedaia basta ignorare il bivio per Livinallongo. Dopo qualche km se ne trova un altro: a destra si va a Selva di Cadore via Colle Santa Lucia e si attacca sua maestà il Giau (2.236), dieci km al 10% medio. Un’ascesa dura ma regolare il cui sudore per conquistarla verrà ripagato con gli interessi da una vista a dir poco spettacolare che include le più famose cime dolomitiche: le Tofane, il Civetta, la già citata Marmolada, il Pelmo e le Pale di San Martino. Dopo il Giau si scende a Pocol, si gira a sinistra per il Falzarego (2.105) e da lì uno strappetto di nemmeno 2 km per il Valparola (2.192). Ancora discesa verso La Villa e Corvara dove, per rientrare alla base, bisogna farsi di nuovo il Gardena: 122 km e 3.700 metri di dislivello positivo. Si vuole evitare il Giau? Nessun problema: a Cernadoi si prende a sinistra per il Falzarego/Valparola dal passo si prosegue come sopra indicato. 106 km e 2.900 di dislivello che è poi il giro del Dolomites Bike Bay.

Un tour più breve, ma non per questo meno impegnativo dato che accumula 1.700 metri di dislivello in 55 km, è quello che include l’insidioso Passo Pinei (1.437), la discesa su Castelrotto (altra perla da visitare) e da lì la salita all’Alpe di Siusi (1.857 rilevati a Compaccio), 12 km dei quali gli ultimi 6 piuttosto severi, sempre accompagnati dallo Sciliar che non vi perde mai di vista. Si tratta dell’alpe più vasta d’Europa, dove dominano il verde dei prati, rigato dai tanti sentieri in ghiaia che conducono ai vari masi dove i contadini accumulano il fieno per nutrire le vacche al pascolo, e le caratteristiche cime delle Dolomiti che sembra si possano rompere con un semplice tocco della mano, tanto appaiono fragili. Se già dal Giau si potevano ammirare alcune delle più celebri, qui sull’Alpe si ha una visione a trecentosessanta gradi su Sassolungo, Sassopiatto, Odle, Puez, Sella, Marmolada, Catinaccio di Antermoia, Pale di San Martino, Torri del Vajolet, Sass de Putia. Per tornare a Ortisei si è obbligati a percorrere lo stesso tragitto al contrario (attenzione ad alcuni strappi che vanno al 17% subito usciti da Castelrotto).
Abbiamo detto che il traffico motorizzato è una costante del Sellaronda nel periodo di luglio e agosto, specie nei fine settimana. Ebbene, per evitarlo la soluzione ideale è andare in esplorazione al Passo delle Erbe, raggiungibile da Laion e più avanti dalla Val di Funes (terra natia di Reinhold Messner) o da Bressanone con la terribile variante di Luson, bella perché si snoda nel bosco costeggiando il Rio Lasanca, ma dura perché per alcuni chilometri non va mai sotto il 12%. Il Passo delle Erbe (Würzjoch o Jü de Börz) non arriva ai 2.000 metri perché si ferma a 1.987, tuttavia regala uno scorcio unico e vertiginoso sul gruppo delle Odle che pare di riuscire a toccarle tanto sono vicine. Da lì per il ritorno alla base è possibile ripercorrere la stessa strada (98 km e 2.800 di dislivello) o gettarsi in discesa verso San Martino in Badia, quindi Corvara e Passo Gardena (124 km e 3.500 di dislivello).

Ricapitolando, i giri consigliati partendo da Ortisei, tutti gestibili tra le tre e le sei ore, sono:
- Passo Pinei/Alpe di Siusi: 55 km, 1.700 metri di dislivello
- Sellaronda senso orario e antiorario: 78 km, 2.300 metri di dislivello
- Passo Giau: 122 km, 3.700 metri di dislivello
- Passo Falzarego/Passo Valparola: 106 km, 2.900 metri di dislivello
- Passo delle Erbe: 98 km, 2.300 metri di dislivello (con ritorno dalla stessa strada); 124 km, 3.500 metri di dislivello (giro ad anello)
- Passo Fedaia: 112 km, 3.300 metri di dislivello
Avvertenze: siccome si viaggia sempre attorno ai 2.000 metri di quota e spesso li si supera, consigliamo di andare per gradi per abituare il fisico all’altitudine. Attenzione anche al traffico che nei giorni del weekend e specie sul Sellaronda è molto intenso. Occorre essere vigili in discesa poiché non è raro trovare motociclisti che tagliano le curve in prossimità dei tornanti. Occhio anche ai possibili cantieri con i semafori che regolano la viabilità. Portarsi sempre con sé una mantellina antivento e antipioggia poiché in alta montagna il tempo cambia in men che non si dica. Idratarsi e mangiare con regolarità. Per il resto buon divertimento: accantonate la prestazione, sebbene la voglia di spingere laddove si sono scritte pagine memorabili del Giro d’Italia sia tanta, e fermatevi a godere di ciò che vi circonda. Credetemi, ne vale la pena.













































