Tra gli obiettivi ciclistici che mi ero segnato nel 2026 inizialmente il Prestigio non era tra questi. Mi ero detto: «Faccio le mie solite gare, Laigueglia, Nove Colli, qualcuna di alta montagna, Ötztaler e la Milano-Sanremo», l’unica Monumento che mi mancava e che alla fine era il vero impegno che avevo cerchiato di rosso. Poi, come spesso accade l’appetito è venuto mangiando. Ero riuscito a iscrivermi alle Strade Bianche e avevo già corso Laigueglia; sapevo che sarei andato a Cesenatico per la Nove Colli, poi, coinvolto da un mio amico e la mia squadra, ecco la Sportful e la GaviaMortirolo, in sostituzione alla Maratona dles Dolomites dove non mi avevano sorteggiato. A quel punto ne mancava una per il Prestigio che avrei conquistato a ottobre con la Tre Valli Varesine. Ma ho preferito accelerare i tempi e portarmelo a casa prima. L’occasione si è presentata con la 5MilaMarche, una gara che da sei anni sta incontrando il favore degli appassionati. Il merito va ascritto a chi la organizza, persone che si spendono per soddisfare le esigenze dei cicloamatori. Accoglienza, sicurezza, divertimento: sono questi in ordine sparso i tre ingredienti principali di questa ricetta.

Andiamo con ordine. Per chi non lo sapesse il Prestigio è un brevetto rilasciato dalla storica rivista Cicloturismo a chi porta a termine le più importanti e dure prove del ciclismo amatoriale. Esiste dal 1996 e prevede il completamento di un numero definito di granfondo da scegliere nella lista che viene proposta a fine stagione per l’anno successivo. Per me non è una novità visto che lo avevo già conquistato, programmandolo, nel 2024. Una volta portato a termine, Cicloturismo spedisce a casa il diploma e lo scudetto da applicare sulla maglia. In quindici anni di attività agonistica amatoriale ho incontrato molte persone che lo esibiscono con orgoglio. Ricordo a una Nove Colli quando incontrai un signore che ne aveva diciannove di scudetti sulle spalle e andava per il ventesimo.
Essendo io per natura impaziente non potevo aspettare Varese, dunque, saputo che domenica 20 settembre si correva la 5milaMarche a Porto Recanati, inserita a sua volta nel Prestigio, mi sono detto: perché no? e poi avevo bisogno di staccare un po’ dal tran tran quotidiano. Me ne mancava una, allora perché non accelerare i tempi? Sebbene le iscrizioni fossero chiuse da una settimana, ho telefonato all’organizzazione chiedendo se potevano fare un’eccezione. Sono stati molto gentili e disponibili rispondendomi subito di sì, perciò ho dato conferma e ho prenotato la notte in hotel.
Il problema principale era la lunghezza del viaggio. Da Vercelli a Porto Recanati infatti sono più di 500 km. Però avevo gli stimoli giusti e inoltre non avevo mai visto i luoghi di Giacomo Leopardi che amo molto. Mi è venuto in soccorso un caro amico che mi ha dato un prezioso consiglio: «ascoltati un podcast, ce n’è uno molto bello di Alessandro Baricco e Renzo Piano». Genova Tapes si divide in due parti, quasi sei ore di chiacchierata ininterrotta davanti al mare nel buen retiro di Piano a Genova sui temi più disparati.

Renzo Piano, architetto di fama mondiale, risponde agli spunti di Baricco con l’entusiasmo di un giovane. Parla di costruire, di edificare, di custodire, di prendersi cura dell’altro, di proteggerlo, dei suoi progetti che sono improntati alla condivisione secondo la filosofia dell’agorà greca, della bussola cieca (quella all’interno della nave che è riparata dalle sollecitazioni esterne) come guida dell’uomo quando deve prendere decisioni importanti, della ricerca e dell’elargizione della bellezza non soltanto derivante dall’arte ma quella interiore. Cita la memoria e l’oblio di Borges, l’insolenza dei vent’anni che gli ha permesso di vincere il concorso del Beaubourg insieme all’amico Richard Rogers. Ammette di avere dentro di sé un pantheon dove vivono tutte le persone straordinarie che ha conosciuto nella sua vita e che quelle persone sono un pezzo di lui.
Tuttavia la cosa che mi ha sorpreso di più è che Piano in sei ore di dialogo non si è mai definito vecchio. Alla soglia dei 90 anni parla di se stesso come un uomo che è entrato «nell’età grande», che si sente libero come non mai e che ancora firma contratti a scadenza decennale. Genova Tapes mi ha commosso e mi ha confermato ulteriormente la grandezza di Renzo Piano che già avevo apprezzato nei miei anni universitari.
La divagazione non era strettamente necessaria, ma per me è stato un momento molto intimo nell’economia del viaggio e dell’impegno che mi accingevo ad affrontare. Fortunatamente ho trovato da dormire in un albergo a poche centinaia di metri dalla partenza. Non sapevo nulla del percorso, solo che misurava 115 km per 1.700 metri di dislivello e che toccava Macerata, Filottrano e Recanati. A cena, per esigenze nutrizionali, ho dovuto rinunciare ad assaggiare il brodetto, piatto unico a base di pesce tipico della cucina marchigiana e adriatica. Mi hanno detto che la variante di Porto Recanati prevede l’uso della zafferanella (parente meno nobile dello zafferano) anziché il pomodoro. Naturalmente mi hanno assicurato che il brodetto locale è il più buono di tutti. Sta di fatto che sulla mia tavola sono arrivate penne al pomodoro, pollo ai ferri, insalata e un pezzo di crostata.

Il mattino dopo mi sono presentato in griglia piuttosto presto e ho fatto amicizia con altri ciclisti. Uno era alla prima gara e mi chiedeva consigli su come gestirsi; mi fa sempre piacere aiutare gli altri in queste situazioni perché mi rivedo come ero io alle prime granfondo. Altri erano molto più esperti e tranquilli, soprattutto chi era del posto. Ho scambiato qualche impressione anche con un signore che ho scoperto avere fatto l’Ötztaler come me venti giorni fa. Ci siamo guardati e ci siamo detti: «oggi per noi è una passeggiata», scoppiando poi a ridere.
La partenza è stata blanda, partendo dal fondo me l’aspettavo. Le mie intenzioni di farla a ritmo passeggiata sono subito andate a farsi benedire non appena siamo usciti da Porto Recanati. Un lungo rettilineo di dieci chilometri che anticipava la prima salita di Potenza Picena mi ha fatto capire di essere in giornata buona. Basti pensare che ho usato la corona più piccola della guarnitura solo dopo 60 km. Ho provato a dare un’occhiata al paesaggio, ma sporadicamente. Ricordo che mi sono incantato alla vista della catena appenninica che si scorgeva all’orizzonte. Ho domandato a un mio vicino se si vedeva il Gran Sasso, ma lui mi ha risposto che quelli erano i Monti Sibillini.
Le prime fatiche sono arrivate dopo tre ore di gara quando non riuscivo più a spingere come avrei voluto. Ho perso un gruppetto tirato da un signore di 60 anni che aveva la forza e l’ostinazione di un mulo. A Filottrano un pensiero doveroso e doloroso è andato a Michele Scarponi. A Recanati mentre cercavo disperatamente nelle gambe, nella testa e nel cuore le ultime energie, ho pensato all’ermo colle di Leopardi e tra me e me dicevo: «forse inizio a capire perché malediceva spesso questo posto». Mi sono fermato solo all’ultimo ristoro, ma solo perché avevo finito l’acqua. Poi picchiata su Porto Recanati dove ad attendermi c’erano la linea del traguardo, la medaglia, il pasta party e la birra.
È stata una bella scoperta la 5MilaMarche, una granfondo alla quale auguro di proseguire su questa via e di diventare sempre più grande. È stata una bella scoperta anche il podcast Genova Tapes (che trovate su Spotify).
Ah, dimenticavo la cosa più importante di tutte, quella per cui mi sono sciroppato più di 1.000 chilometri in solitaria, con un unico chiodo fisso nella mia testa dura e bacata: per la seconda volta il Prestigio è mio e nessuno me lo può togliere.


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